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dal libro TRA ALPI E VALLI OSSOLANE, nuovissime favole di Patrizia Letizio

La Stria Rusa dal Blitz

Amici cari quella che vi stò per raccontare è un incredibile storia accaduta parecchi anni fà, tra le verdi Alpi della Valle Vigezzo. Da quelle parti, la vita scorreva tranquilla e i bimbi potevano giocare liberamente tra boschi e prati.

Bea, Togni e Nino, oltre ad essere compagni di scuola, erano anche inseparabili amici di giochi e tutti i giorni si davano appuntamento presso il grande prato posto al di là del fiume Melezzo. Come al solito, prima di uscire di casa, le mamme raccomandavano  ai figli di essere prudenti e di non avvicinarsi  troppo alle rive del fiume, ma la raccomandazione più importante era sempre: “State lontani dalla Stria Rusa, non si può mai sapere cosa passa nella testa di una strega!”. Già: la Stria Rusa, ovvero la Strega Rossa, era un vero spauracchio per tutti. Una volta in Valle Vigezzo abitavano molte streghe; poi , col tempo, tante morirono e altre si trasferirono in luoghi lontani. La Stria Rusa era dunque l’ultima strega vivente dell’intera vallata. Doveva il suo nome  ai lunghi capelli rosso fuoco che le scendevano sulle spalle coprendole quasi interamente anche il volto. Nessuno l’aveva mai vista in viso, ma c’era chi giurava che fosse così brutta  da rimanere di sasso al solo guardarla. Vestiva sempre di nero, con una  lunga gonna e un grande scialle , dentro al quale riponeva le erbe che ogni giorno raccoglieva nei boschi e nei prati della Valle. Le donne, quando la vedevano arrivare, chiudevano porte e finestre, per paura che  la strega potesse lanciar loro una “fisica”, cioè una maledizione. I bimbi alla sua vista, interrompevano ogni gioco per nascondersi dietro a tronchi e cespugli gridando: “ Via tutti! Arriva la Stria Rusa!” tutto tornava alla normalità solamente quando la strega riprendeva la via di casa verso l’Alpe blitz. Nessuna aveva mai osato avvicinarsi troppo al suo rifugio: girava voce che fosse pieno di trabocchetti e trappole peri visitatori non graditi. Si diceva inoltre che , che la strega costringesse a bere infusi di erbe magiche  chiunque disturbasse la sua quiete .”Ieri mattina mi sono alzato presto e indovina chi ho visto aggirarsi tra la nebbia intorno alla mia casa?” disse togni un giorno agli amici. “ dai racconta”, lo esortò curiosa bea. “ La Stria Rusa! Potete immaginare che spavento trovarsela lì, tutta rossa e nera, davanti al portone di casa”.” Accidenti che paura! Ma poi cos’è successo?”

“Appena mi ha scorto è corsa a nascondersi nel bosco. Quando l’hanno saputo i miri genitori hanno temuto che fosse venuta per rapire me o la mia sorellina”

Ora i ragazzi non parlavano più : le loro menti erano sconvolte da una simile idea. La notizia fece subito il giro della Valle ; non c’era casa dove non si parlasse della Stria Rusa. L’indomani, quando si svegliò, la famiglia di Togni ebbe una bruttissima sorpresa: i cinghiali nella notte avevano completamente distrutto i loro campi coltivati a mais e patate. “Ah! Poveri noi, come faremo a superare l’inverno senza il nostro raccolto?” ripeteva disperata la mamma  di Togni.

“Non ti preoccupare moglie, abbiamo ancora mucche, capre, pecore e galline”, la consolava il marito . Anche Bea e Nino erano accorsi a confortare l’amico: “ E se c’entrasse la Stria Rusa con tutto questo?

Ho sentito dire che sa parlare con gli animali. Potrebbe essere stata lei a comandare questo misfatto, tanto più che di cinghiali da queste parti non ce ne sono mai stati”, commentò preoccupato Togni. “Ma no! Purtroppo certe cose a volte accadono”, disse Nino cercando  di rassicurare l’amico.

Ma le sciagure della famiglia di Togni non erano finite  e tre giorni dopo , svegliandosi, trovarono tutte le loro bestie a terra morte.

Questa volta accorsero  sul posto anche i carabinieri e il veterinario della Valle, accertando  che l’acqua dell’abbeveratoio  era stata inquinata  con delle erbe velenose. “Questo non è più un caso , qualcuno ce l’ha proprio con noi!” gridò il capofamiglia.

“Questa è opera della Stria Rusa, solo lei conosce i poteri delle erbe”, affermò deciso il signor Bottolo, ricco ed influente impresario della Valle, accorso sul posto insieme agli altri compaesani. Fu un attimo e tutta la folla guardò, con  un misto di disprezzo e di timore , verso l’Alpe Blitz, ovvero  verso il rifugio  della strega.

I tre amici si diedero appuntamento al grande prato: la situazione  era gravissima; la famiglia del Togni era ormai  ridotta in miseria. Inoltre non si capiva quale motivo avesse spinto la strega ad accanirsi con tanta ferocia, proprio nei confronti di quella famiglia.

“Perché è cattiva e basta !” affermò la Bea convinta. “ E se avesse intenzione di colpire altre famiglie?” aggiunse Nino. Gli occhi spaventati dei ragazzi s’incrociarono e all’unisono dissero: “bisogna fermarla ad ogni costo!” fu cosi, che il giorno dopo, all’alba, senza avvisare i genitori, i tre amici uscirono quatti quatti dalle loro abitazioni, decisi a scoprire quali nefandi segreti si celassero tra le mura del misterioso rifugio della Stria Rusa. Man mano che salivano la montagna verso l’Alpe Blitz, nuvoloni sempre più neri comparivano nel cielo, rendendo l’atmosfera ancora più tesa. Finalmente arrivarono alla chiesetta dell’Alpe. Da quella posizione era possibile spiare da lontano il rifugio della strega. Stranamente la casetta di sasso e il giardinetto che la circondava erano in ordine e ben curati, tutt’intorno vi erano prati sui quali pascolavano tranquilli decine di animali.

“Non fatevi ingannare , la gente dice che quegli animali altri non sono che uomini trasformati in bestie dalla strega”, ricordò agli amici Bea. I cuori dei ragazzi incominciarono a battere sempre più forte: casa sarebbe successo se la strega li avrebbe scoperti a spiarla?

All’improvviso la porta del rifugio si aprì e la strega fece la sua comparsa. Stava per piovere e in fretta e furia la donna si apprestò a ritirare dei grossi sacchi di iuta e le tante erbe distese ad essiccare.

Poi, con un solo cenno, chiamò a sé tutti gli animali e li fece entrare attraverso il portone posto sul retro, all’interno del rifugio. Da li a poco il camino incominciò a fumare e dietro ai vetri si intravide una strano movimento. “ Siamo troppo lontani per capire cosa stà succedendo!” esclamò Togni aggiungendo  subito dopo: “Coraggio amici, se vogliamo risolvere questa faccenda dobbiamo avvicinarci”.

Intanto la pioggia, mista a lampi e tuoni, imperversava ormai su tutta l’alpe rendendo il terreno sempre più scivoloso. Quando arrivarono  a pochi passi dal misterioso rifugio incominciarono a sentire  al suo interno, degli strani schiamazzi: era chiaro, la strega non era sola. “Fate attenzione la casa  è piena di trabocchetti”, disse sottovoce e con il cuore in gola Bea. Non potete nemmeno immaginare lo stupore , che provarono i ragazzi quando alzandosi in punta di piedi , riuscirono a sbirciare all’interno dell’abitazione: la strega era lì, al centro della stanza, intenta a distribuire , in tazze di ogni forma e genere, infusi di erbe, mentre dialogava armoniosamente con tutti gli animali……parlanti. Avete capito bene amici, ho detto proprio ”animali parlanti!!!!”Mucche, capre, pecore, aquile , scoiattoli, gufi, civette, camosci ecc….. tutti intenti a sorseggiare la calda bevanda  e a parlare con la strega...............................................................................................

prossimamente continua
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